Centrostorico 

Taxi Driver, una casa discografica indipendente nel cuore dei vicoli

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Di Diego Curcio

Per aprire un negozio di dischi in piena crisi economica e in un momento in cui la maggior parte della musica – purtroppo – si ascolta e si consuma su Internet bisogna essere un po’ fuori di testa. Magari non come il Travis Bickle interpretato da Robert De Niro in “Taxi Dvriver” di Martin Scorsese, però, insomma, ci vuole quantomeno una buona dose di incoscienza. Se poi tutto questo avviene in una città “difficile” – da questo punto di vista – come Genova e dopo qualche anno si decide persino di affiancare al negozio una casa discografica indipendente che stampi soprattutto dischi di gruppi locali che spaziano dallo stoner al metal, dall’hardcore al doom, allora serve anche un pizzico di coraggio. Il coraggio che hanno avuto Massimo “Maso” Perasso e Sara Twinn che, nel 2009, in piena desertificazione discografica – con i negozi di dischi genovesi che chiudevano uno dopo l’altro – hanno deciso di aprire prima in piazza Piccapietra e oggi in via Macelli di Soziglia il Taxi Driver Record Store, che, pochi mesi dopo, è diventato anche una piccola ma indomita label indipendente. Maso e Sara, tra l’altro, sono due musicisti genovesi molto attivi: il primo è stato fino a un mese fa il bassista degli Isaak, uno dei gruppi più noti della scena stoner italiana, mentre Sara suona il Sax nei Mope, band di musica strumentale estrema. Entrambi inoltre conducono programmi radiofonici su Radio Gazzarra, la web radio di Arci Liguria (“Fruit of the doom” Maso e “School of rock” Sara) e organizzano da anni concerti in molti locali e spazi sociali della città. Insomma sono due punti di riferimento per l’underground genovese e italiano. E proprio in virtù di questo loro ruolo abbiamo deciso di chiedere a Massimo di parlarci un po’ della sua attività e, soprattutto, di raccontarci come se la passi, al giorno d’oggi, una casa discografica indipendente nella nostra città.

Prima di tutto quando nasce la casa discografica Taxi Driver? So che prima è nato il sito, poi il negozio e infine la label. Raccontaci un po’ come è partito il tutto.

Nel 2000, fresco fresco di diploma da perito informatico, mi dilettavo a costruire siti web di qualsiasi genere. Un giorno mi sono messo a fare una paginetta con link dedicati alla musica e, dopo poche ore, ho aggiunto un paio di recensioni di dischi che avevo comprato nei mesi precedenti. Giorno dopo giorno mi trovavo ad aggiungere contenuti e a modificare l’impostazione: esattamente come si fa ora con wordpress o blogspot o tumblr. Solo che lo facevo da zero, da bravo informatico. Per i primi due o tre anni Taxi Driver veniva letto da una trentina di persone: amici e amici di amici. Tra il 2004 e il 2007 è diventato quasi un lavoro: centinaia di accessi giornalieri, un forum ricco di contenuti e utenti attivi e addirittura una sorta di redazione. In quegli anni ho iniziato anche a organizzare concerti settimanalmente al Checkmate Rock Club di via Trebisonda. Mi sono sempre occupato di musica più o meno underground e tramite la collaborazione con il Checkmate ho cominciato a diventare parte “attiva” della scena italiana. Noise, stoner, alternative, post rock, jazzcore, hardcore non c’erano limiti. Esaltato da questa esperienza ho deciso di aprire un negozio di dischi con la mia compagna Sara Twinn, che si era appena laureata in Geologia. In realtà poco tempo prima avevo aperto un sito chiamato ZenArcade ma il progetto ha avuto vita breve. ZenArcade (gioco di parole fra Zena e uno dei miei dischi preferiti, “Zen Arcade” degli Husker Du) era un proto social network per le band genovesi in cui iscriversi, farsi la propria pagina personale, comunicare le notizie… Praticamente l’equivalente attuale della pagina “fan” di Facebook ma solo per Genova. Avevo pensato anche a promuovere il tutto con una compilation, ma nel momento di attivarmi, ad alcuni curatori di un sito genovese underground molto in voga in quel momento, la cosa non è andata giù, tanto che hanno iniziato a parlare di boicotaggi. E così ho deciso di lasciar perdere e andare avanti con altri progetti. Uno di questi era appunto aprire un negozio di dischi.

Perché hai scelto il nome Taxi Driver?

“Taxi Driver” è uno dei miei film preferiti. Uno dei pochi che parla di quello che sono io realmente: un insonne solitario che non si riconosce con il mondo esterno, con la quotidianità e con in testa perennemente un triste assolo di sassofono. Vivo e lavoro circondato da prostitute, delinquenti, spacciatori, papponi e tossici. Vorrei un mondo migliore, ma non so per cosa lottare perché sono sempre dalla parte dei perdenti. Io sono Travis.

Quanti dischi avete pubblicato finora?

Quasi una trentina in ogni formato esistente: cd, vinili, cassette, digitale. In principio pubblicavamo solo band locali, ora ci siamo aperti al resto d’Italia.

Com’è la risposta della città alle vostre produzioni? Nel senso: siamo di fronte al classico “nemo profeta in patria” che raccoglie più consensi fuori (e cioè nel resto d’Italia ma anche al di là dei confini nazionali) oppure Genova risponde?

Genova è un piccolo paese provinciale in una nazione che non pensa che la musica sia una cosa “seria”. Spesso molti non si rendono conto del lavoro che c’è dietro a una attività come la nostra. La frustrazione è sempre dietro l’angolo e ogni giorno dobbiamo lottare per scacciare l’incubo “chiusura”. I genovesi rispondono in parte. Per esempio la festa di Taxi Driver di quest’estate ai giardini Baltimora è stata un grande successo. Ma, come da copione, hanno difficoltà ad aprire il portafogli, a supportare a prescindere, a sacrificarsi per la causa. L’etichetta vende, invece, praticamente solo all’estero dove sono abituati ad aiutare fin da subito le piccole realtà di “genere” senza farsi troppe domande. “Pubblichi buona musica? ti compro il cd o il vinile, così domani potrai pubblicarne altri e io potrò ascoltare altra buona musica”.

Quali sono le vostre ultime due produzioni?

Il 2015 è stato un anno molto intenso dal punto di vista discografico. Abbiamo pubblicato più di un disco al mese, destabilizzando l’economia del negozio. Nel mese di dicembre pubblicheremo, esclusivamente in vinile, gli esordi da solista di due musicisti genovesi che stimiamo moltissimo: Fabio Cuomo (già batterista di Eremite e Mope) e Morgengruss (chitarrista dei Demetra Sine Die). Saranno due dischi di stampo sperimentale/ambient/psichedelico. Ma la chicca è la ristampa de “La Stanza Di Swedenborg” dei Vanessa Van Basten. Il disco, uscito in origine nel 2006, è un autentico culto per gli amanti del genere post rock e per quanto mi riguarda è uno dei 10 dischi italiani più belli di sempre.

E i prossimi progetti?

Abbiamo in coda altre 5/6 uscite e sicuramente se ne aggiungeranno altre. Il problema delle etichette è che è molto difficile fare progetti a lungo termine. I guadagni non sono molti e lo si fa più per la causa che per portare soldi in cassa. Per un disco che va sold out ce ne sono altri che vendono pochissimo. Mi piacerebbe stampare in vinile i dischi di Eremite e Mope, magari fare un disco “serio” da solista come Maso Nero. Vedremo!

Avete dei modelli a cui Taxi Driver si ispira?

Sub Pop, SST, Amphetamine Reptile, Relapse, Dischord, Man’s Ruin: etichette americane indipendenti con una forte impronta locale, riconoscibili dal sound e persino dagli artwork. Più recentemente direi Riding Easy per l’approccio moderno e appassionato.

Cosa significa avere un negozio di musica “underground” oggi a Genova?

Essere in missione per conto della musica.

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